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Iconografia


  Parede de Fundo do Presbitério da Igreja - P. Marko Ivan Rupnik - Eslovénia


É da autoria do P. Marko Ivan Rupnik (Eslovénia) e foi executado por um grupo de artistas, especializados em arte litúrgica, no Instituto Oriental de Roma, e provenientes de oito nações e de quatro Igrejas Cristãs.

Mosaico com cerca de 500m2 (10m de altura e 50m de largura), cobrindo a parede curva do fundo do presbitério, é feito em terracota dourada e moldada manualmente. A cor do ouro simboliza a santidade e a fidelidade de Deus, tendo os três traços vermelhos a finalidade de realçar o dourado e favorecer a percepção do mistério e da santidade. Todo o dinamismo e tensão de luz e ouro no sentido horizontal e vertical pretendem provocar no coração de quem está na igreja um estado de alma que acolhe a beleza, a comunhão e o amor.

À direita e à esquerda do trono e do Cordeiro, a Jerusalém Celeste, na qual se vê a multidão de Anjos e de Santos. O Cordeiro é formado pela cor do ouro e por tonalidades de alvura, porque Ele é a Luz. D’Ele partem ondas de luz. Os Santos estão pintados em tons coloridos, a indicar que estão na luz, receberam a luz, deixaram-se iluminar e penetrar por ela, acolheram o dom da vida divina.

À nossa esquerda, à direita do Cordeiro, está a Mãe de Deus, à qual se unem os Beatos Francisco e Jacinta e a Irmã Lúcia, com o rosário nas mãos. Na primeira fila encontram-se seis Apóstolos e três Arcanjos, atrás dos quais está uma multidão de Santos, com destaque para o grupo franciscano: S. Francisco de Assis, Santa Clara e o Santo Padre Pio. À nossa direita, encontra-se S. João Baptista, que indicou o Filho de Deus como o Cordeiro, e mais seis Apóstolos e quatro Arcanjos. Por trás, mais uma multidão de Anjos e Santos, entre os quais Santa Isabel de Portugal e a Beata Teresa de Calcutá. O primeiro Arcanjo, à nossa esquerda, é Gabriel, com o rolo da Palavra de Deus na Anunciação; o último, à nossa direita é Miguel, o Arcanjo do Juízo, com a balança. Maria e João Baptista, ladeando o Cordeiro, formam uma das mais ricas imagens da iconografia sagrada, conhecida por Deisis (Intercessão). Da parte inferior do trono nasce água “limpa como cristal” (Ap 22, 1), a água da vida divina, o rio de vida que é o Espírito Santo, que assume e penetra toda a história, todos os homens, todo o cosmos, e que se dá a beber em jorros abundantes na Igreja, através da Liturgia e dos Sacramentos. Uma vez que na Liturgia se realiza a Páscoa de Cristo, por ela o rio de água viva penetra em nós e somos arrebatados pelo mistério que ela torna presente, o mistério da comunhão do Pai, do Filho e do Espírito.

À direita e à esquerda do trono e dos grupos de Santos abundam os ramos da árvore que dá doze colheitas e produz frutos cada mês e cujas folhas servem para curar as nações (Ap 22, 1-2). Elemento central das aparições de Fátima é a familiaridade com o Céu. A Jacinta e o Francisco desejavam-no ardentemente, e a Lúcia ficou triste de não poder ir para lá imediatamente. Esta é também uma dimensão constante da fé cristã, de modo que a Eucaristia convoca a Igreja em todos os tempos e lugares para a Jerusalém Celeste, onde há-de cantar continuamente o grande “aleluia” diante do trono do Cordeiro, com a Mãe de Deus, os Apóstolos e todos os Santos.

Nesta igreja é convocada a assembleia dos fiéis, que celebram a Liturgia; ao centro, encontra-se o altar, lugar do sacrifício e da comunhão; como pano de fundo, vislumbram-se o trono do Cordeiro, vencedor do pecado e da morte, e os Santos. Neste templo dá-se o encontro face a face entre a Igreja do Céu e a da Terra. Em certo sentido, esta igreja põe-nos na situação em que se encontravam Francisco, Jacinta e Lúcia: da terra e da história, contemplavam o Céu, certos de que pela cruz se vai à luz.

 

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Comentário liturgico ao mosaico no presbitério do nova igreja do Santuário de Fátima, apresentado pelo autor, P. Marko Ivan Rupnik :

(De momento em Italiano)

Commento artistico-teologico al mosaico realizzato nel presbiterio della SS. Trinità a Fatima

Come ispirazione per l’opera nel presbiterio nel santuario della Santissima Trinità sono stati scelti due elementi presenti nelle apparizioni di Fatima.
Il messaggio di Fatima ha senza dubbio una dimensione apocalittica, comunicata e annunciata con molta misericordia, compassione e amore di Dio per gli uomini, soprattutto per quelli più deboli, cioè per i peccatori. Per questo motivo si è scelto come base l’inizio del cap. 22 dell’Apocalisse di san Giovanni, dove la piazza sulla quale è posto il trono di Dio e dell’Agnello è tutta d’oro. Anzi, l’intera città è d’oro. L’oro, già a partire dalla prima epoca patristica, è stato inteso simboleggiare la santità e la fedeltà di Dio che non viene mai meno, come una luce sempre accesa che non tramonta più. Perciò il presbiterio ha come dominante questo motivo della luce, anzi è tutto pervaso dal dinamismo della luce. La materia – la terracotta – che fa da supporto alla foglia d’oro, è plasmata manualmente, in modo da creare una ricca gamma di riflessi, di incrementi di luce. Le zone vengono animate da flussi di oro, secondo un ritmo che struttura la parere con una giusta tensione, sia verticale che orizzontale. Questo dinamica luminosa della parete è sostenuta da tre accenti di rosso, proprio per favorire ancora di più la percezione del mistero e della santità. Infatti, già dai tempi più remoti, l’uomo indicava con il rosso e l’oro il mondo del sacro, dello spirituale, di Dio. Tale dinamismo di giuste tensioni dovrebbe provocare nel cuore di chi sta in chiesa uno stato d’animo che accoglie la bellezza, cioè un mondo penetrato dalla luce e dall’amore, giacché teologicamente parlando la bellezza è l’amore realizzato. La comunione, l’amore, è dunque lo sfondo della parte decorativa della parete.
A destra e a sinistra del trono e dell’Agnello si intravede, come attraverso uno scorcio, una piccola apertura sulla Gerusalemme celeste, dove si apre una prospettiva su una moltitudine di angeli e di santi. L’Agnello è in oro, perchè è Lui la Luce (cf Gv 1,4). Da Lui partono le onde di luce. I santi sono dipinti in toni di colore, ad indicare che sono nella luce, che sono dalla luce, ma che non sono la luce. Hanno ricevuto la luce, si sono lasciati illuminare e penetrare da essa. Hanno accolto il dono della vita divina, luce degli uomini, perciò il loro tempo e la loro vita è penetrato da questa luce, è trasfigurato e anch’essi fanno ormai parte di questo giorno di luce eterno, che non si spegne. Con l’oro e con i toni con cui sono dipinti i santi nel mosaico si voleva indicare che la realtà celeste è comunque diversa da quella fisica, otticamente percepita nel creato.
Poiché l’impostazione artistica della parete rispetta l’antica tradizione iconografica della Gerusalemme celeste, troviamo alla nostra sinistra, cioè alla destra dell’Agnello, la Madre di Dio, ai quali qui si uniscono i beati Jacinta e Francisco e con suor Lucia, con il rosario in mano. Seguono in prima fila sei apostoli e tre arcangeli. Dietro di loro si dischiude una moltitudine di santi, tra i quali spicca l’angolo francescano, con san Francesco, santa Chiara e san padre Pio. Dall’altro lato c’è san Giovanni Battista, colui che indicò il Figlio di Dio come l’Agnello. Seguono altri sei apostoli e quattro arcangeli. Dietro, ancora una moltitudine di santi e di angeli. Tra i santi emerge santa Elisabetta di Portogallo e la beata Teresa di Calcutta. Il primo arcangelo alla nostra sinistra è Gabriele, con il rotolo della Parola di Dio, dato che è l’angelo dell’Annunciazione. L’ultimo alla nostra destra è l’arcangelo del giudizio, con la bilancia in mano. Da sotto il trono scaturisce l’acqua “limpida come cristallo” (Ap 22,1), l’acqua della vita divina, quel fiume di vita che è lo Spirito Santo che assume e penetra tutta la storia, tutti gli uomini, tutto il cosmo e che si dà da bere a fiotti abbondanti nella Chiesa attraverso la liturgia e i sacramenti. Poiché nella liturgia si realizza l’evento che sorregge tutta la storia, cioè la pasqua di Cristo, con essa il fiume di acqua viva penetra in noi, veniamo afferrati dal mistero che essa rende presente e siamo trasportati alla sorgente di questo fiume, alla comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito, dove è la vita nel suo eterno zampillare.
Alla destra e alla sinistra del trono e dei gruppi dei santi abbondano i rami dell’albero che danno dodici raccolti e producono frutti ogni mese e le cui foglie servono a guarire le nazioni (cf Ap 22,1-2).
Il secondo elemento delle apparizioni di Fatima è la familiarità con il cielo. Jacinta e Francisco hanno un irrefrenabile desiderio del cielo. Lucia rimane dispiaciuta di non potervi andare subito. Questa dimensione di familiarità con il cielo è una costante dell’autentica fede cristiana, tanto è vero che nell’eucarestia avviene una convocazione universale, transtemporale e transpaziale, della Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi che si trova convocata alla Gerusalemme celeste, a cantare il suo alleluia davanti al trono dell’Agnello (cf Ap 19,1-7) con il giusto Abele, gli antichi patriarchi, i profeti, la Madre di Dio, gli apostoli, tutti i santi e sante – dunque anche con Jacinta e Francisco – fino all’ultimo uomo che nascerà. In questa chiesa avverrà questa convocazione in modo visibile, perché nella navata sarà presente l’assemblea dei fedeli di oggi in cammino nella storia, ma tramite la liturgia gli spazi e i tempi dell’assemblea che celebra si dilatano fino a inglobare in questa coesistenza della salvezza il mondo, la storia, le culture, che si offrono per diventare lo scenario dell’intervento di Dio. Dietro l’altare, il luogo del sacrificio e della comunione, si dischiude lo sguardo sul trono del Santissimo, sull’Agnello vincitore del peccato e della morte, e i santi. E’ allora un incontro “faccia a faccia” tra la Chiesa del cielo e quella della terra. Così, in un certo senso, questa chiesa ci pone nella condizione in cui erano Francisco, Jacinta e Lucia: dalla terra e dalla storia contemplavano il cielo. E’ infatti la comunione con i santi che rende il cielo familiare. E’ perché si ama che si apre il cielo. Per quale motivo Francisco desiderava andare in cielo se non perché aveva lì qualcuno da amare? L’Agnello di Dio è colui che fa da ponte tra la terra e il cielo: in Lui Dio ci ama e in Lui noi amiamo Dio e tutti coloro che Dio ama.

L’équipe dell’Atelier dell’Arte Spirituale del Centro Aletti

Tutti gli artisti, oltre alla formazione artistica, si sono specializzati in un corso triennale nell’arte liturgica nell’Atelier dell’Arte Spirituale del Centro Studi e Ricerche Ezio Aletti del Pontificio Istituto Orientale di Roma sotto la direzione di p. Marko I. Rupnik, direttore dell’Atelier e del Centro Aletti. Il gruppo è composto da artisti provenienti da 8 nazioni e 4 Chiese diverse: la cattolica latina, la greco-cattolica ucraina, le Chiese ortodosse e la Chiesa maronita.

Slovenia: padre Marko I. Rupnik, Eva Osterman, Jože Avsec, Boštjan Ravnikar, Lea Lampe Živković, Stanko Rupnik,

Italia: Manuela Viezzoli, Maria Stella Secchiaroli, Silvano Radaelli, Gabriele Casale
Ucraina: Yevhen Andrukhiv, Petro Loyik, Teodosij Buduykevych
Georgia: Amirani Bakuradze e Badri Bakuradze
Serbia: Renata Trifković, Dejan Milosavljević
Monetnegro: Svetozar Živković
Romania: Radu Vasile Roşu
Libano: Charbel Semaan

Pontificio Istituto Orientale Centro Studi e Ricerche “Ezio Aletti”
via Paolina, 25 – 00184 Roma
tel. +39 06 4824588
fax +39 06 485876
www.centroaletti.com



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